CHEMTRAILS


Tra le tante piante del mio giardino c’era anche una marasca. Come ogni anno in primavera si riempiva di fiori bianchi e all’inizio dell’estate produceva numerosi frutti. Cresceva sana e forte e aveva ormai raggiunto notevoli dimensioni e niente faceva pensare che di li a poco sarebbe morta. Era l’estate del 1999 quando improvvisamente le foglie cominciarono ad ingiallire e a cadere e nel giro di pochi giorni non rimanevano altro che rami spogli. Non mostrava sintomi di malattia alcuna e non aveva subito attacchi da parassiti.

Qualche tempo dopo venni a sapere che la mia non è stata l’unica pianta ad essere morta in quel periodo ma che numerose altre persone ebbero modo di vedere che anche le loro piante, senza apparente motivo, erano rinsecchite nel giro di pochi giorni. Pensai, come loro del resto, che la probabile causa fosse dovuta ad una “pioggia acida”.
Un anno prima, nella primavera del 1998, transitando per una strada che porta a Ferrara, fui colpito dal colore giallognolo della parte vegetativa di un intero filare di abeti che recintavano un’abitazione situata lungo il percorso. Percorrevo quella strada una o anche due volte la settimana e fino ad allora le foglie avevano mantenuto il loro naturale colore verde. Pensai allora che la causa fosse da attribuire ad un inverno troppo rigido oppure ad un trattamento sbagliato o alla stessa intenzione dei proprietari di eliminare quelle piante diventate ormai troppo grandi e scomode ma nessuna di queste ipotesi mi convinceva. L’inverno non era stato poi così rigido da poterle danneggiare anche perché sono piante abituate per loro natura alle basse temperature e per quanto riguarda un eventuale trattamento sbagliato era da escludere sia per il periodo e poi perché non hanno bisogno di trattamenti particolari in quanto sono resistenti a quasi tutti i tipi di parassiti, almeno dalle nostre parti. Era da escludere anche la possibilità che fossero state eliminate intenzionalmente sopratutto per la cura e la precisione nella potatura ma anche perché è molto più facile sezionarle e sradicarle verdi che rinsecchite. Qualche giorno più tardi, nei pressi di Lendinara, notai che una pianta dello stesso tipo, situata in un giardino privato, manifestava le stesse caratteristiche come pure altre due piante più giovani dalla parte opposta della strada. Nel giro di qualche settimana ebbi modo di constatare che piante di quel tipo stavano morendo un po’ dovunque. Considerando il caso del 1998 e poi quello del 1999 non avevo quasi più dubbi che la causa fosse dovuta ad una “pioggia acida”, ad un veleno caduto dal cielo insomma. L’unica delle varie ipotesi che rimaneva probabile e possibile.

Che le cose stiano cambiando negli ultimi tempi è ormai provato; dalle temperature alle condizioni climatiche, dal comportamento della vegetazione alla nostra stessa condizione fisica. Allergie, attacchi d’asma e strane forme influenzali sono in costante aumento. Un’anomalia davvero preoccupante. Presunte le cause, molte le ipotesi ma niente che porti ad una risposta accettabile se non per il fatto che molti sono gli elementi inquinanti distribuiti un po’ dovunque che la moderna società produce e sui quali non si fa assolutamente niente per porre rimedio o a ridurre al minimo i danni se non a parole.
Carni malate, frutta e verdura con tracce allarmanti di pesticidi, pesce al contaminato, piombo, benzene e quant’altro nell’aria che respiriamo, radiazioni, prodotti geneticamente modificati e dei quali non si conoscono gli effetti sugli esseri umani in quanto le ricerche, gli studi e le analisi vengono fatti solo dagli organismi interessati alla produzione e alla distribuzione dei prodotti, compongono uno scenario non certo ottimistico. Pochi sono quelli che ancora lottano per una improbabile soluzione in un mare di rassegnazione e passività. Ma credo che non sia tutto. Per completare un quadro già disastroso manca ancora qualche cosa.
Da qualche tempo i più attenti avranno avuto modo di osservare nei nostri cieli delle scie bianche che possono essere confuse con le tradizionali scie di condensazione rilasciate dagli aerei di linea ma che invece evidenziano considerevoli differenze. Le scie di condensazione si allargano nella stratosfera per un breve arco di tempo essendo composte da un getto caldo e umido che i motori degli aerei rilasciano nel loro percorso formando poi un flusso di cristalli di ghiaccio, che scompaiono abbastanza rapidamente quando si raffreddano alla temperatura dell’aria circostante.
Anche il ghiaccio che si stacca dalle ali dell’aereo contribuisce a formare queste scie. Le scie chimiche invece sono formate da sostanze che vengono rilasciate nell’aria per mezzo di attrezzature applicate ad aerei quasi sempre privi di contrassegni di riconoscimento, sono più gonfie e più basse delle prime e rimangono sospese in aria per diverso tempo. La foto n° 1 mostra uno di questi erogatori situato vicino all’ala di coda dell’aereo ma vengono applicati anche sotto la fusoliera o sulle ali come mostrano le altre
foto. In altre occasioni viene trainato un attrezzo, una specie di carrello preparato appositamente a tale scopo.
Ricche e aggiornate documentazioni sono disponibili in diversi siti Internet dove accreditati studiosi e ricercatori seguono da diverso tempo l’evolvere del fenomeno, soprattutto in alcuni Stati Americani e che poi tentano di portare a conoscenza e denunciare il fenomeno attraverso riviste specializzate, scarse a dire il vero, attraverso i media, quasi sempre sordi a fatti così determinanti e su Internet, come ho detto. Ma le fonti ufficiali di informazione, i media in genere ignorano l’allarmante problema che ultimamente colpisce in forma massiccia anche l’Europa e in particolare modo l’Italia e pare che proprio il Nord-est sia particolarmente interessato da questo fenomeno. Queste sostanze vengono rilasciate in modo da formare un reticolo, oppure distribuite in linee parallele o ancora a forma di cerchio oppure ad X e possono assumere un aspetto oleoso e altre volte, rifrangendo la luce solare, si presentano color porpora.

Alle 18 circa di una afosa giornata d’estate del 2001, transitando in provincia di Vicenza, ebbi modo di osservare uno spettacolo davvero straordinario. Ovunque, a vista d’occhio, vi erano scie rigonfie lunghissime da coprire tutto il cielo. Pennacchi bianchi, lineari e fittissimi che rimasero immobili per diverso tempo e purtroppo, come spesso accade, non avevo portato con me la macchina fotografica ma rende bene l’idea comunque le foto che seguono. Col passare del tempo queste sostanze tendono a formare una solida copertura che man mano che si avvicinano al suolo assumono la forma di lunghe e impalpabili striscioline o a filamenti di varia misura, a fili argentei che assomigliano vagamente alla tela di ragno, a ciuffi o batuffoli di cotone come accaduto recentemente a Ferrara, dove alcune persone hanno avuto modo di osservare la caduta di questi filamenti e come andavano per raccoglierli si scioglievano a guisa di fiocchi di neve. Un altro aspetto che assumono queste sostanze mentre atterrano avviene sotto forma di nebbiolina bianca.
Gli aerei che vengono usati a questo scopo, privi di contrassegni come ho già detto, volano intorno ai 30.000 piedi per non interferire con gli aviogetti di linea che viaggiano dai 35.000 ai 39.000 piedi, mentre i velivoli militari volano sotto i 30.000 piedi e questi in teoria non dovrebbero generare nessuna scia di condensazione. Generalmente viene impiegato un unico jet per irrorare una determinata zona ma quando è una vasta area a dovere essere trattata allora possono venire utilizzati più apparecchi fino a raggiungere l’incredibile numero di trenta unità come è accaduto nel Maine nel 1997.
A questo punto sorge una domanda: ma a che cosa può servire tutto ciò? Sono state proposte svariate ipotesi sull’effettivo utilizzo di questi prodotti chimici. Quello che è certo è che un numero imprecisato ma comunque elevato di persone hanno accusato danni fisici dopo essere venuti a contatto con queste sostanze.
Malessere generale, vomito, bruciore agli occhi e al naso, naso che gocciola, difficoltà nel movimento degli arti, forti emicranie, capogiri, stanchezza, attacchi d’asma, diarrea e sintomi influenzali generalmente senza febbre, perdita di memoria.
Che possa trattarsi di un progetto di qualche colosso farmaceutico allo scopo di incentivare le vendite dei propri prodotti ? Può essere un programma per il controllo mentale della popolazione ? Quello che è certo è che già in Vietnam aerei irroratori dell’USAF scaricarono migliaia di tonnellate di “Agente arancio”, il defogliante contenente diossine tossiche pericolose che provocò la morte di migliaia di persone. Qualche cosa di analogo successe anche durante la Guerra del Golfo dove le immagini di un satellite mostrano una vasta area interessata dalla diffusione di alcuni aerei di sostanze misteriose. Altre ipotesi sostengono che possa trattarsi di un’arma militare per la modificazione metereologica. Nel 1944 al gigante aerospaziale HUGHES fu rilasciato il brevetto WELSBACH

per la riduzione del riscaldamento globale, il quale prevede la distribuzione nella fascia superiore dell’atmosfera di microscopiche particelle di ossido di alluminio e di altri materiali riflettenti allo scopo di riflettere, appunto, fino al 2% della luce solare in arrivo.

In seguito a denunce di residenti delle aree interessate al fenomeno, i quali accusavano i sintomi descritti in precedenza, si sono riscontrati livelli estremamente elevati di polveri di alluminio in campioni d’acqua piovana prelevati dopo essere passati attraverso i pennacchi rilasciati dagli aviogetti. In altre occasioni, oltre alle polveri di alluminio, le analisi hanno riscontrato anche la presenza in quantità rilevanti di quarzo. Quando queste sostanze non vengono portate a terra dall’acqua piovana è ovvio che rimangono sospese nell’aria per lunghi periodi di tempo, nonostante gli enti preposti si ostinino a dire che le microparticelle presenti nell’aria, comprese le particelle di alluminio siano inermi.


 

NEW SCIENTIST, il 5 agosto 2000, pubblicò che i cittadini di Stati Uniti ed Europa stanno morendo in giovane età a causa di microscopiche particelle presenti nell’aria, mentre il 14 dicembre 2000 il NEW ENGLAND JOURNALOF MEDICINE riferì che l’inalazione di materiale articolato delle dimensioni di 10 micron e inferiori porta ad un tasso di mortalità superiore del 5% di 24 ore.
Il 21 aprile 2001 il NEW YORK TIMES pubblicava che queste microscopiche particelle penetrano nei più piccoli alveoli polmonari per poi trasferirsi nel sangue e che poi sono state collegate a morti precoci soprattutto in individui soggetti a problemi respiratori.

Persone qualificate quali l’ex tecnico dell’ingegneria dei sistemi missilistici RAYTHEON, ebbero modo di constatare con certezza che almeno due delle più comuni aerocisterne di irroramento utilizzate, il BOEING KC-135 E IL BOEING KC-10, usati in teoria dall’aviazione USA per il rifornimento in volo, non vengono usati per tale scopo, ma tutt’altro. Quello che è preoccupante sta nel fatto che gli enti preposti al controllo e alla sicurezza aerea non rilasciano mai risposte attendibili ed è chiaro che in cambio si riescono ad ottenere soltanto menzogne. Si può stare tranquilli quando ci viene risposto: ”non siamo informati”, “non ci risulta”, “non sappiamo”. In altre occasioni la risposta ufficiale attribuiva le cause ad un normale scarico di carburante dagli aerei in volo. Questa operazione viene fatta da sempre ma non ha mai dato nessun tipo di problema alla popolazione.

Ed ora veniamo all’estate del 2000 quando percorrendo in bicicletta una strada poco trafficata, che porta in un paese vicino, mi accorsi con stupore che buona parte della vegetazione, che fiancheggia la strada, era completamente rinsecchita. La stagione era sicuramente molto calda ma non da giustificare una tale moria di piante.
Gli organi preposti alla manutenzione e alla pulizia dei bordi stradali non possono agire in maniera tale da eliminare determinate piante usando prodotti specifici come diserbanti ad esempio ma si limitano ad estirpare o potare quelle, che in qualche maniera possono disturbare la viabilità o procurare danno alle persone in transito. Tra l’altro le piante in questione si trovavano abbastanza distanti dal ciglio stradale e situate sull’argine di un fossato situato più in basso. Non poteva trattarsi neppure dell’opera dei proprietari dei terreni adiacenti coltivati ad ortaggi in quanto vi è proprio il fossato che divide la terra coltivata dall’argine stradale.

Mi sembrava tutto così strano e incomprensibile da rimanere fermo ad osservare quel disastro per un po’ di tempo fino a quando, improvvisamente, mi ricordai che alcuni giorni prima ebbi modo di vedere quelle strane scie in cielo. Inforcai la bicicletta e corsi a prendere la macchina fotografica. Ritornato sul posto scattai alcune foto riprodotte di seguito.

Inutile dire che il fatto è alquanto anomalo anche perché altri tipi di vegetazione che occupano lo stesso terreno sono perfettamente sane. Sembra quasi che ci sia stata una radicale selezione.

Tutto ciò mi porta a fare alcune considerazioni: non credo che la “pioggia acida”, volgarmente conosciuta con questo nome da diverso tempo, abbia la capacità di agire in modo così selettivo su determinate specie di piante piuttosto che su altre. Indubbiamente andranno a colpire le più sensibili e delicate ma mi pare di capire che le specie prese in considerazione non appartengono certo a questa categoria.
A molti di noi sarà capitato di portare sotto la pioggia una pianta da appartamento perché trovi nuova forza e vigore e ritirarla dopo avergli fatto fare una salutare doccia. Ma qualcuno di noi si sarà sicuramente accorto che dopo qualche tempo la pianta mostrava segni di bruciature o sintomi di deperimento. Questo quasi sempre dovuto al fatto che l’acqua piovana aveva raccolto nella sua caduta elementi contaminanti o sostanze tossiche che ristagnavano in quel momento nell’aria causando danni alla pianta, oltretutto non abituata all’esposizione all’aperto.
L’ipotesi che siano esperimenti o programmi sconosciuti la causa di questa moria di piante penso che sia più credibile. Progetti oscuri creati appositamente per essere sperimentati sulla popolazione tramite le sostanze che vengono distribuite nell’aria dagli aerei. Un programma sicuramente ben studiato ma del quale non è stato probabilmente tenuto conto degli immediati effetti collaterali.
Certo un altro aspetto di non poco conto sta nel fatto che noi, intesi come esseri umani, abbiamo l’opportunità di spostarci, di rincasare, di pernottare in ambienti coperti e chiusi, limitando così la nostra presenza all’aperto, mentre non è così per le piante e la vegetazione in genere soggette ad una esposizione continua a queste minacce e che assumono attraverso le radici quello che riescono ad eludere attraverso le foglie.
Ma se questo è l’effetto di queste sostanze sulla specie vegetale non penso che dovremmo stare tanto tranquilli. Gran parte del cibo che consumiamo ce lo offre la natura attraverso le coltivazioni all’aria aperta, frutta e verdura infatti fanno parte della nostra dieta. Penso che per ridurci come loro sia solo una questione di tempo.

A chi pensa che dovremmo stare tranquilli solo perché, se vi fossero dei seri pericoli, che minacciano la nostra salute, saremmo tempestivamente informati, si illude. Non saremmo mai informati di ciò che accade intorno a noi e come sempre dovremmo continuare a vivere nell’ignoranza più assoluta.

La mia convinzione non è basata su nulla di concreto. Questa mia breve ricerca sulle scie chimiche e le mie considerazioni, del tutto personali, hanno lo solo scopo di informare e di suscitare quanto più interesse possibile nelle persone, affinché ognuno abbia modo di osservare e considerare in modo razionale e indipendente tutto quello che accade intorno a noi e che si vuole fare passare inosservato.

Dino Colognesi

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