I draghi di Michael Harner


di Antonio Marcianò

 

 

Michael Harner è un antropologo statunitense. Ha insegnato a Yale, Berkeley ed a New York. Dopo aver incontrato le opere di Carlos Castaneda, approfondì i temi dello sciamanismo sino ad istituire nel 1985 la Fondazione di studi sciamanici. Il suo saggio più celebre è La via dello sciamano, un testo che deve la sua popolarità alla divulgazione di tecniche spirituali per conseguire stati alterati di coscienza, quali la meditazione, il ritmo ipnotico di strumenti a percussione, la danza.

 

Nel 1961 Harner fu uno dei primi occidentali a partecipare interamente ad una cerimonia indigena con ayahuasca, un estratto vegetale psicotropo. [1] Lo studioso si era recato in Amazzonia, per la precisione in un villaggio dei nativi Conibo nei pressi di un lago attorniato da una vegetazione pluviale lussureggiante, specchio d’acqua formato da un affluente del Rio Ucayali, in Perù. Dopo aver trangugiato un’abbondante dose dell’amaro infuso allucinogeno, Harner ricevette una visione spettacolosa e stupefacente. Scorse creature dalle sembianze di drago giunte sulla Terra in fuga da qualcosa, forse da un nemico, fuori nello spazio, dopo un viaggio durato eoni.

 

“Le creature mi mostrarono come avevano creato la vita sul pianeta allo scopo di nascondersi dentro le forme molteplici e mascherare così la loro presenza. Davanti a me la magnificenza della creazione e della distinzione di piante ed animali – centinaia di milioni di anni di attività – avvenne con particolari vividi e su una scala difficile da immaginare. Appresi che le creature a forma di drago si trovavano dunque all’interno di tutte le forme di vita, incluso l’uomo. Esse erano le vere padrone dell’umanità e dell’intero pianeta, mi fu detto. Noi umani non eravamo che i ricettacoli ed i servi di queste creature. Per tale ragione esse potevano parlarmi, stando dentro di me. In retrospettiva, si potrebbe affermare che erano quasi come il D.N.A., sebbene all’epoca, nel 1961, del D.N.A. non sapessi niente”. [2]

 

Il passo che ho riportato è di indubbio interesse: con parecchi lustri di anticipo rispetto a resoconti ed illazioni circa la supposta presenza di esseri extraterrestri che, da tempo immemorabile, dominano l’umanità, Harner accenna a creature dall’aspetto di drago relegate nel pianeta terra e divenute dominatrici incontrastate del genere umano.

 

La visione di Harner introdusse dunque inopinatamente, negli ormai lontani anni “60, i Draconiani, esseri insieme con altre razze come i Grigi, al centro dell’Ufologia, di questi ultimi decenni. “Tali creature, originarie forse della costellazione del Draco o provenienti da una dimensione parallela, sono esseri carnivori di indole aggressiva e sarebbero gli artefici del programma che contempla i rapimenti, le mutilazioni del bestiame e quelle umane. La loro struttura genetica è affine a quella dei rettili da cui, stando ad alcuni ricercatori, si sono evoluti. Al loro servizio opererebbero le differenti razze dei Grigi. Il cervello di questi alieni, tipicamente rettiliano, implica un assoluto predominio delle pulsioni egoistiche sulle altre componenti psichiche, quali la razionalità e le emozioni, l’assenza di ogni valore morale, il forte senso della territorialità e della gerarchia.

 

Secondo certi autori, i Draconiani agirebbero infiltrandosi tra gli uomini, soprattutto fra i potenti della Terra, non riconoscibili in quanto in grado di mostrarsi con normalissime sembianze umane, grazie ad una sorta di condizionamento percettivo, per mezzo cioè di un controllo delle frequenze con cui la “realtà” appare. Infine essi sono forse in grado di dominare e di possedere la psiche di diversi uomini appartenenti ai vertici politici e militari, annullando di queste persone la volontà.

 

Bisogna precisare che esistono probabilmente diverse specie di Rettiliani, accomunati da un fenotipo simile ma differenti per patrimonio genetico, per temperamento e per grado di evoluzione. Alcuni si sono pure incrociati con i Grigi. Non tutti sono ostili”. [3]  

 

Alcune testimonianze accennano ad un’espulsione dei Rettiliani dal loro sistema stellare ed ad un loro esilio sulla Terra.

 

“Rob Solàrion opina che originariamente il sistema di Sirio comprendeva due astri: Sirio A, di colore azzurro argenteo ed identificata con Iside; Sirio B, una gigante rossa che era identificata con Osiride. Orbitante attorno a queste stelle era un enorme pianeta, Horus o Nibiru. Questo corpo celeste era abitato da Sauriani in possesso di una tecnologia molto avanzata, inclusa la capacità di viaggiare attraverso il cosmo. Quando Sirio B implose per diventare una nana bianca, il pianeta fu catapultato dal sistema di Sirio verso il nostro. Questo cataclisma è trasfigurato in antichissime saghe”.[4]

 

Quindi i Draconiani si dovettero allontanare dal loro pianeta o perché cacciati (non sappiamo né da chi né perché) o a causa di una catastrofe stellare. Ciò avvenne tantissimo tempo fa.

 

La visione di Harner contiene altri elementi notevoli: quando l’antropologo afferma che “le creature a forma di drago si trovavano dunque all’interno di tutte le forme di vita, incluso l’uomo”, il pensiero corre al cervello rettile che, in effetti, si trova in ogni essere umano e negli animali. Il cervello rettile è il più antico e primitivo centro di coscienza e presiede agli istinti.

 

Inevitabile, però, è altresì il riferimento al D.N.A. che accomuna gli esseri viventi tutti, dal batterio all’homo sapiens sapiens. Si pensi che la specie homo sapiens sapiens ha un patrimonio genetico che non si differenzia molto da quello di un topo. Altri aspetti su cui riflettere sono i seguenti: le creature drago si rivelarono a Harner come le artefici della vita sulla Terra; infine esse sono in grado di mimetizzarsi all’interno di altre forme di vita. Anche questi sono particolari che, negli ultimi decenni, si sono diffusi nell’ambito dei vari studi al confine tra paleoastronautica ed esobiologia, indagini e risultati cui hanno concorso ricercatori di discipline disparate e che hanno trovato un punto di convergenza nella cosiddetta ipotesi dell’intervento alieno, ormai destinata ad indebolire sia l’evoluzionismo darwinista sia il creazionismo. [5]

 

Può apparire strano, inverosimile, incredibile, ma la visione di Harner pare compendiare la storia dell’umanità, quella forse vera, ma occulta, censurata.

 

 


 

[1] L’ayahuasca è Un estratto vegetale preparato dai popoli amazzonici e della cordigliera delle Ande. È usato dagli sciamani indigeni come mezzo per i riti di visione e di comunicazione con il divino. Questo estratto è ottenuto da una liana del genere Banisteriopsis. Numerosi sono i modi di preparazione, ma il più comune è quello che prevede di grattugiare la corteccia dal fusto, farla bollire per molte ore fino a che si ricava un liquido denso ed amaro che viene poi consumato per gli effetti psicoattivi. I principi attivi delle liane del genere Banisteriopsis sono stati identificati: sono gli alcaloidi harmina e armalina. Sono strutturalmente simili alla serotonina e forse agiscono bloccandone i recettori. Mostrano attività incrociata con L.S.D. e psilocibina.

[2] Vedi G. Hancock, Sciamani, Milano, 2006. Nel suo corposo volume Hancock ricorda che sciamani ed occasionali consumatori di sostanze psicotrope scorgono, quasi sempre, figure geometriche, serpenti, esseri bassi macrocefali, astronavi. Cfr M. Harner, The way of the shaman, New York, 1980  

[3] Vedi A. Marcianò, La meteora ed il drago, 2006, con la bibliografia ivi contenuta.

[4] Id., Dalle Sirene ai Siriani, 2007. Cfr anche R. Solàrion, Sirius, Osiris and planet X, 2006

[5] Vedi John Stokes, Scientists find extraterrestrial genes in human D.N.A, 2007