ABDUCTION:PRESENZE INQUIETANTI
Il mio nome è Saro De Santis. Sono un progettista CAD
3D per una grossa compagnia multinazionale, sono nato in Svizzera il 29
settembre del 1970, vi sono rimasto per circa 5 anni; dopo per motivi
lavorativi la mia famiglia si è trasferita in Puglia in una località chiamata Manduria in provincia di Taranto.
Preannuncio subito che il mio carattere mi porta a
contrastare la realtà del mio accaduto, forse perché molto realista e portato a
credere nel raziocinio del fisico e presumibilmente possibile, ma non riuscendo
a dare spiegazioni che scientificamente siano plausibili. Ecco che a volte cado
in vere e proprie chiusure psicologiche e nel rifiuto di questa possibile
realtà.
Sì, possibile realtà. A volte me lo chiedo, a volte
spero che non sia solo un sogno ma più passano gli anni più mi rendo conto che
non è così.
L'inizio Novembre del 1994, ore 22 circa,
"strada provinciale 96".
E' iniziato tutto nel fine novembre del 1994, io e la
mia ex fidanzata (P.M) tornavamo da Francavilla Fontana in provincia di
Brindisi, una piccola cittadina distante circa 15 Km da Mandria. Erano le 22
circa. La strada che percorrevamo è immersa tra uliveti centenari e
coltivazioni di vite; il tutto delimitato da muretti a secco che dividono le
varie particelle catastali.
Era una classica serata di inizio inverno, clima non
troppo rigido umido per via dello scirocco ma tutto sommato non freddo come in
genere si verifica nello stesso periodo in Emilia Romagna, mia attuale regione.
Ritornavamo dal cinema ascoltando della musica in mc;
credo fossero i Queen, Arrivati nei pressi di una curva udimmo un forte
scroscio elettrostatico proveniente dagli auto parlanti dello stereo.
Il tutto era simile a delle interferenze che si
verificano quando i cellulari sono vicini ad amplificatori o radio (specifico
che nel '94 non avevo mai udito quel suono perché non erano di uso comune i
cellulari come attualmente sono ora, ma sono sicuro che il suono in questione
fosse così, come si sente con gli attuali telefoni portatili GSM o GPRS o
UMTS).
Immediatamente, quasi in contemporanea, una luce
bianco-azzurra accecante ci ha letteralmente investito. Questa fonte luminosa
proveniva dalla nostra sinistra ad una altezza credo di 4 m al massimo.
Ho subito pensato che fosse una pattuglia di
carabinieri che a volte si appostano per fermare possibili contrabbandieri, ma
una macchina parcheggiata su un albero d'ulivo non era il miglior modo di
appostarsi per una pattuglia, quindi ho continuato a guidare senza fermarmi e
senza girare lo sguardo verso quel fascio.
Mi ricordo che la luce era simile ad un flash di macchina
fotografica ma continuo. Era molto difficile guidare senza perdere il controllo
dell'auto, visto che non si riusciva a vedere niente e gli occhi lacrimavano abbondantemente.
Durava dai 10 ai 20 secondi, e in quel momento le mie reazioni erano solo due:
gridare in contemporanea con P. per il caldo eccessivo che si verificava in
quei secondi e rallentare per non finire su un muretto, che in genere nel
Salento segue parallelamente le strade provinciali.
Ogni qual volta che il fascio di luce perdeva
consistenza e cessava il puntamento sulla nostra auto, il rumore proveniente
dalla mia autoradio diminuiva.
P. provò ad abbassare il volume girando in senso
orario il potenziometro della radio, ma sembrava che non servisse a niente,
perché al ritorno del fascio di luce anche a volume basso il suono che si
percepiva dagli auto parlanti era notevolmente alto.
Dopo quei maledettissimi minuti capimmo subito che
non era qualcosa di facile spiegazione, o meglio pensai subito ad un elicottero
militare tra le possibili varianti (cosa possibile visto che in quel posto a
circa 500 metri nell'entroterra tra la s.p. 96 e la s.p.97 inizia un vecchio campo
militare aeronautico in disuso dalla 2° guerra mondiale ma utile alla Marina
Militare per fare a volte esercitazioni notturne con i Marò della S. Marco), ma
non si udiva nessun motore o movimento dell'aria attraverso il ruotare delle
pale.
La cosa fece passare qualsiasi dubbio quando
intravedemmo il bagliore proveniente da una forma semi ellittica grande circa 2
metri translucida con un colore bianco azzurro anch’essa ma di minor intensità.
Questo oggetto viaggiava alla stessa velocità di
crociera della mia auto seguendo con estrema facilità la mia traiettoria
parallelamente,avevo la sensazione che fosse fermo per come seguisse
sistematicamente e perfettamente la mia auto.
L'unica evidenza che mi fece capire che era in
movimento era che volteggiava come seguendo dei binari trasparenti e schivava i
rami degli ulivi in maniera stupefacente. Mi chiedevo: se fosse un modellino il
pilota a terra non era un umano per riflessi!, se fosse un elicottero, che
forma strana aveva? E perché non emette rumore? Perché vola così basso
con la possibilità di andare ad impattare contro qualche albero?.
Mi ricordo di queste domande che mi facevo
mentalmente per riuscire a darmi una spiegazione logica a quell'avvistamento.
All'improvviso la velocità di quell'oggetto aumentò
all'istante come se prima di quel momento non stesse andando a 80 km/h!.
Esso si portò avanti a noi a circa 400 m
posizionandosi al centro della strada e bloccandosi a 5 o 6 metri massimo da
terra come appoggiato su un piano invisibile. Evidentemente aspettò che gli
arrivassimo nelle vicinanze.
Allora continuando a procedere sulla strada due erano
i casi :
1) Bloccavamo le ruote dell’auto prima, facevamo
dietrofront e ritornavo a Francavilla Fontana a grande velocità.
2) Ci passavamo sotto fregandocene e facendo i
menefreghisti.
Noi optammo per passarci sotto (o meglio, io optai
visto che P. si era nascosta il viso e chinandosi con le braccia conserte e con
pianto isterico non riusciva a prendere decisioni) .
Mi ricordo che quando arrivai sotto l'oggetto esso
comincio a muoversi contemporaneamente a noi seguendoci come fa un palloncino
gonfio di elio con un filo attaccato alla mano di un bambino.
Sentii la mia auto molto leggera in quei brevi
istanti, il motore sembrava fare molta fatica, la sensazione era come quella di
andare in prima marcia salendo in montagna. Ci seguì per circa 200 metri, poi
quello strano ordigno ci volle salutare alzandosi e schizzando ad altissima
velocità in avanzamento verticale.
Infatti ricordo che quando salì in aria tante cose mi
incuriosirono. Prima su tutte l'aderenza della macchina a terra. Sembrava come
se la velocità di uscita verticale avesse per pochi millesimi di secondo fatto
alzare le ruote dell'auto provocando il classico rumore che il motore compie
quando si è a folle e si accelera al massimo; poi ricordo il vento provocato
dall'azione dello spostamento d'aria e infine quell'immagine delle nuvole di
scirocco che si aprivano quasi ad evitare una collisione accidentale; il tutto
unito da quel rumore simile ad un tuono senza temporale.
Trovai una zona dove la strada si allargava
leggermente permettendo di parcheggiare la macchina, bloccai la macchina,
rimasi fermo senza accendere le 4 frecce forse perché non capivo in quel
momento nulla, non ebbi neanche la forza di consolare la mia compagna perché
l'adrenalina era altissima, non potevo capire che, qualsiasi cosa fosse stato,
da quel momento sarebbe iniziato tutto.
Mentre ero fermo ricordo di essermi girato verso P.
ed aver gridato di smetterla di piangere, avevo bisogno di silenzio, la testa
mi scoppiava come una pentola a
pressione.
Uscii dalla macchina e rimasi fermo ad osservare la
campagna. Mi mancava l'ossigeno, avevo le gambe che mi tremavano come quando si
è fatto un sovraccarico di pesi in palestra e l'acido lattico prende il
sopravvento sui muscoli.
Feci per girare la testa e un'auto passò proprio in
quel momento come per spezzare quell'angoscia provata, come per farmi tornare
nella realtà di tutti i giorni.
Ricordo anche che iniziò da quel momento l'angoscia di qualcosa di non
definibile mentalmente. Era una paura nascosta, una forma di subdola parvenza
che faceva sì che io non fossi più sereno.
La mattina dopo io e la mia ragazza ci ritrovammo a
parlare. Io avevo difficoltà nel movimento; era come se avessi concluso con il
record del mondo la 100 km del Passiatore (gara mondiale di ultramaratona).
Avevo veramente difficoltà anche nel linguaggio,
sembravo dislessico, non riuscivo a dire quello che pensavo: l'unico momento
che mi faceva star bene era quello di stare solo al buio.
La mia ragazza invece aveva la sensazione di aver
bevuto tantissimo e non si reggeva in piedi. Mi ricordo che ci facemmo delle
risate visto che siamo stati sempre astemi in un paese dove il vino fa da
padrone come Manduria.
Avevamo inoltre i visi e le mani arrossati come dal
sole di luglio, e sinceramente siamo rimasti molti giorni in casa perché ci
vergognavamo di andar in giro in quel modo e poi perché comunque il nostro
stato di salute non ci sembrava dei migliori.
E' probabile che l'esperienza di quella notte sia
stato come un codice bancomat per accedere al proprio conto corrente
d'esperienza passata, che, nascosto da una moltitudine di immagini di copertura,
non riuscivo negli anni a valutare come mie esperienze personali.
Mi sembrò che i miei ricordi non fossero solo quelli
ma che ce ne fossero una moltitudine dietro, tutti identici ma non per questo
orribili.
Non ero libero. Il concetto di libertà in quel
momento cessò di esistere. Ero prigioniero del mio terrore nel capire che cosa
mi accadeva veramente.
Notti precedenti all’incontro
Durante una notte, dopo quell'inseguimento in auto,
rimasi svariate ore a pensare a cose strane e a quell'incontro, ma la chiave
era nell'infanzia: immagini tipo quella di un uomo in tuta d'amianto che munito
di un lanciafiamme mi incendiava la schiena mentre io cercavo di nascondermi
era un sogno che molto spesso ricordavo di aver fatto. La cosa strana era la
sensazione che fosse più di un sogno e che quell’incubo ebbe sicuramente un
seguito. Infatti mi ricordo che quella notte da piccolo andai piangendo da mia
madre letteralmente terrorizzato e con la schiena dolente a causa di piccole
ustioni simili ad esposizione al sole d'estate (ma era inverno).
Ricordo una ballerina letteralmente materializzarsi
che volteggiava in mezzo all'oscurità della mia cameretta, ricordo una civetta
ferma alla finestra che mi osservava e girava la testa contemporaneamente ai
miei movimenti, ricordo la testa di un uomo calvo appoggiata sul capezzale del
letto che osservandomi e aprendo la
bocca sviluppava lo stesso rumore che fa una televisione con un canale
televisivo sganciato, ricordo enormi formiche da 30/40 cm che venivano verso di
me e pesantemente facevano rumore simile alle unghie di un cane che cammina su
un parquet.
Tanti ricordi senza senso che non riuscivo fino a
quel momento a valutare e rielaborare fino a quando di scatto mi si aprì una
finestra ,e capì che tutto quello era una copertura per nascondere la verità.
Certo, dire come ho fatto a ricordare cosa ci fosse
dietro è semplice: se una persona vuole scoprire il senso di alcune cose deve
indagare.
Io ho iniziato a girare quella lavagna in modo da
poter vedere meglio cosa mi fosse nascosto, ma non scoprendo soltanto cosa ci
fosse scritto dietro, ma chi c’era dietro, senza però capire il perché di
tutto.
Mi ricordo che iniziò tutto una sera. Avevo visto un
film noioso, e dal momento che avevo molto sonno, andai a letto e supinamente
cominciai a pensare nuovamente a quelle immagini senza senso, avvolto e
protetto dall’oscurità della mia camera.
Incominciai a rilassarmi e man mano che rilassavo i
muscoli e pensavo a quelle stranezze cominciai a sentire una strana vibrazione
molto familiare provenire all’altezza delle meningi.
Avevo la sensazione che quel suono simile all’acqua
di mare che rimane nell’orecchio dopo un tuffo fosse da me conosciuto
perfettamente. Aspettai che mi si riproponesse ancora.
A quel punto ebbi la sensazione di un vero scossone
provenire dal centro del mio addome.
La sensazione era come se il mio corpo pesasse
tonnellate. Aprendo gli occhi mi ritornarono tutti i ricordi, e il cuore
cominciò a battermi come se avessi finito una gara di mezzofondo, la mia
capacità di muovermi era un miraggio, ed io ero prigioniero del mio corpo.
Non potevo muovermi, ero completamente paralizzato:
ogni singola parte del mio corpo non apparteneva alla mia persona tranne la
coscienza, era orribile. Ricordo di aver pianto in quello stato, ma ricordo anche che avevo sempre avuto quella
paralisi di recente ma solo dall’età di circa 17 anni, quindi facendo dei
calcoli alla mano, 7 anni circa.
All’improvviso sentii una presenza, non vidi
veramente nessuno ma percepivo che vicino a me ci fosse qualcuno che mi
sussurrava qualcosa.
Subito ebbi la matematica certezza perché respirai
l’odore di quella presenza, simile a quello di una pecora credo, di un’animale
selvatico o via dicendo.
La voce che ascoltai non era tranquillizzante, anzi,
la percepivo dentro di me come una vibrazione, la sentivo nella gola nel
naso….era strano.
Essa mi diceva di non preoccuparmi, ma io ero
incavolato perché non potevo parlargli, non potevo gridare se non emettere dei
flebili suoni gutturali.
Questa entità non so come facesse ma mi disse che se
volevo comunicare con essa dovevo pensare la risposta e rilassando gli occhi
dovevo respirare non affannosamente come in realtà stavo facendo in quel brutto
momento.
Dopo un po’ di tentativi riuscii per così dire a
inviare un messaggio tipo “chi fosse”
Ebbi immediatamente risposta ma non esplicita. Infatti
quello che mi si disse fu di non preoccuparmi più di tanto, che questo tipo di
paralisi lo si adotta quando un uomo supera l’età non “pericolosa”.
Io richiesi chi ancora fosse, al ché sentii molte
mani afferrarmi le gambe le braccia, comprimermi il torace, e in quell’istante
come un flash mi ritornarono altre azioni simili ma questa volta ricordai con
chi avevo a che fare.
Mi ricordai quasi immediatamente che da piccolo
all’età credo di sei anni ebbi un richiamo notturno provenire dal disimpegno
della mia vecchia casa, un condominio a 2 piani su una strada principale
Manduriana.
Percorrendo l’intero corridoio al buio per arrivare
al luogo e mi accorsi che non camminavo più in realtà ma volavo a circa mezzo
metro da terra come se qualcosa o qualcuno mi stesse sorreggendo e accompagnando.
Alzai la testa e vidi un essere minutissimo che mi
afferrava delicatamente con un oggetto simile ad un diapason.
Esso era orizzontale rispetto a me, quindi anch’egli
volava. Era terribilmente grigiastro e compatto di pelle, emanava un odore simile
a quello di animali selvatici e pellame, era molto veloce nei movimenti come se
sapesse molto bene quello che stava facendo. Ricordo che in quella occasione
potevo muovermi, ma non riuscivo ad afferrarlo perché era notevolmente fuori portata,
ricordo di essere scoppiato a piangere perché non riuscivo a fermarmi e la mia
corsa anche se lenta era diretta verso
la porta d’uscita ovviamente chiusa.
Per la paura lasciai cadere la mia biglia di vetro
portafortuna che avevo in mano e avevo preso in precedenza dal comodino prima
del richiamo.
Cadendo, rimbalzò oltre il pavimento, come se la base
di quest’ultimo fosse posta qualche centimetro più in basso.
Arrivati alla porta, riuscii sistematicamente a
passarvi senza conseguenze, fu incredibilmente strano, avvertii durante il
trapasso un rumore simile a carta che si sta strappando.
Continuai a essere condotto, non sapendo dove, da
quell’entità fino al muro della rampa delle scale; al che, riuscendo a
trapassare anche quel muro, mi ritrovai nel vuoto dei 2 piani della palazzina, all’esterno
di essa.
Girando il collo vedevo gradatamente allontanarsi il
tutto da me, come se stessi subendo un rapimento, avevo bisogno dei miei
genitori, avevo una paura matta.
Non sentivo freddo, non sentivo rumori, ero come
sordo, muto, e volevo tornare solamente sul mio letto, sperando che stessi
sognando un incubo vividissimo.
Dopo di che non ricordai più nulla. Aprendo gli occhi
e ritornando nel presente di quella notte
realizzai che avevo a che fare con le stesse entità che mi afferravano,
non so perché, le braccia e le gambe, mantenendomi la testa ferma.
Sentivo strane sensazioni di freddo prodotto da elementi metallici sulla pelle
che si tramutavano in dolore simile a
quello prodotto da una siringa che penetra lo strato intramuscolare.
Questo per molti minuti, fino a quando non ebbi più
la sensazione di essere toccato e afferrato.
Molto innervosito ma anche impaurito chiesi cosa mi
avessero fatto visto che avevo percepito più di una presenza in quel momento. Credendo
in un miracolo, ebbi una risposta alla mia prima domanda posta all’entità
sconosciuta qualche minuto prima.
Mi disse: “vuoi sapere chi sono?”. All’improvviso mi
comparve senza preavviso d’avanti agli occhi un viso enorme con occhi a taglio
quasi occidentale ma molto scuri come la notte e privi di pupilla e nello
stesso momento orribilmente grandi rispetto al naso e alla bocca. Quell’entità
mi disse “ora ti ricordi di me?” Io ebbi un sobbalzo, il cuore mi ricordo lo
sentivo anche in testa; gli dissi di si, che ricordavo qualcosa ma
confusamente.
Egli mi disse sempre mentalmente che quando si cresce
fisicamente non è più possibile scordare il passato con sotterfugi mentali
gestiti e all’improvviso, se aiutati, ci si ricorda tutto e inoltre le nostre
immagini coprenti non hanno più effetto, quindi stava a me tenermi il tutto
come se fosse un incubo o una semplice ma classica visita di controllo.
Io educatamente pensai perché avendo una bocca non mi
parlasse con essa. Ebbi subito la risposta “per quelli come noi la bocca serve
solo al nutrimento”.
A quella risposta riuscii a muovere un dito della
mano, e quasi immediatamente mi sbloccai dalla paralisi urlando all’impazzata,
sfruttando tutto il fiato che avevo in corpo.
Guardando il mio orologio da polso, erano le 03.30 del
mattino. Avevo svegliato anche i vicini per quell’urlo da Tarzan, mi sentii
totalmente stupido nel realizzare che ero solo, anzi in compagnia di mio
fratello che, terrorizzato, mi guardava nel cuore della notte con il corpo
rivolto verso il muro e la testa rivolta verso me come un gufo.
All’indomani avevo molti lividi ed ematomi sulle
ginocchia, sul collo, sui glutei, sentivo una forte emicrania che da quel
momento non mi avrebbe mai più abbandonato e avevo quel ricordo del passato
miracolosamente affiorato di quella moltitudine di visite notturne che periodicamente ricevevo dall’età di sei
anni circa, oltre ai segni fisici.
Periodicamente ogni 15 giorni sin d’allora sapevo che
potevo aspettarmi queste esperienze che non erano solo notturne ma anche pomeridiane.
Logicamente prima di tutto avvertivo la frequenza
nelle meningi, poi si innescava la paralisi e in fine si presentavano a volte
in quattro a volte in tre questi chiamiamoli esseri.
La vera parte che mi piace ricordare era il movimento
di queste entità. Esse sembrava che si muovessero con la velocità con cui si
può spostare una mosca nello spazio.
Infatti a volte mi veniva di pensare se fossi io a
vedere tutto al rallentatore tranne loro.
Nel 2001, penso nel mese di agosto, fui come sempre
prelevato, mi ritrovai in una stanza molto spaziosa senza pareti lisce. Sembrava
il tutto scavato nella roccia. Non vi erano degli angoli ma solo curve ben
ricavate; credo che l’altezza di quei muri non riuscissi a vederla per l’enorme
umidità e altezza.
Vedevo d’avanti a me miriadi di questi esseri
lavorare su tantissime persone ferme su pianali con un unico attacco
sottostante come base.
Ogni persona sdraiata veniva avvolta compreso il viso
da una coperta simile come fattezze alla pelle di pollo bene oliata per dare
l’idea.
Alcuni vedevo che erano svegli, perché lacrimavano
abbondantemente, credo per il pianto, altre sembravano cadaveri per il loro
colore biancastro.
Mi ricordo una donna molto graziosa, vicino al mio
corpo anch’essa sdraiata su quei maledettissimi lettini, con gambe però
divaricate in maniera da avere con le anche un perfetto angolo a 180 gradi.
Essa mi guardò, e con le pupille mi indicò l’arrivo
di quell’essere.
A quel punto il mio quadro di attenzione si focalizzo
su quell’enorme testa che mi osservava, e contemporaneamente mi introduceva
nell’ano una piccola piramide con l’estremità leggermente più grande.
La sensazione fu quella di essere perlustrato
all’interno da un ragno, mi sentivo indifeso, vulnerabile ma anche offeso da
quell’essere.
Al che riuscii miracolosamente a muovermi dalla
paralisi e sganciai un pugno dritto in mezzo gli occhi di quell’idiota.
Fui letteralmente seppellito da questi alieni che
incominciarono a tenermi fermo mentre alcuni di loro prestavano cure al
malcapitato ed altri mi estraevano quell’affare dal mio ano.
Ricordo che uno di loro mi disse mentalmente “sei
speciale ecco perché sei qui”.
Quella fu l’unica volta che ebbi l’occasione di
vedere altri come me in balia del loro fare.
Dopo innumerevoli visite di abduzione che
questi esseri mi attuavano e procuravano secondo le loro intenzioni questa paralisi, (forse per non essere
investiti dalla mia ira, credo, se avessi avuto le facoltà di movimento, visto
che me ne facevano di cotte e di crude) incominciai a seguire tre diverse
strade di concetto.
1)
La consapevolezza di avere in un grosso esaurimento (cosa
che però avevo scartato perché non si vedeva nessun comportamento strano
parlando con i miei familiari o amici o nel modo di comportarmi relazionando
con loro).
2)
La consapevolezza di voler forse essermi imbattuto
in una possibile schizofrenia o di
essere curato per una non so quale patologia mentale.
3)
Che il tutto fosse purtroppo vero.
Ci vollero circa 9 anni di notti insonni e ripensamenti perché dimostrassi con il coraggio di visionare anche il campo
medico neurologico per disturbi del sonno.
Con l’ausilio della mia attuale compagna di
vita mi avvalsi o meglio ebbi l’accuratezza di condurre dei controlli presso vari centri a Bologna sul disturbo del
sonno.
A quel punto il risultato univoco era la
possibilità che io fossi affetto da narcolessia.
Feci innumerevoli test di valenza prima di
essere ricoverato presso la clinica sullo “studio dei disturbi del sonno di
Porta Saragozza “.
Dovetti fare una risonanza magnetica nucleare
celebrale come accertamento di routine che evidenziò una teleangectasia
(piccolo tumore benigno) a livello dell’ipotalamo in corrispondenza della
ghiandola pineale (zona deputata ad ritmo sonno-veglia), per cui mi fu
configurata una specifica importanza del tumore rispetto alla narcolessia .
Ovviamente per alcuni giorni rimasi veramente
intimorito dal fatto che avessi purtroppo un problema del genere senza poter
far niente perché secondo il parere dei
medici la zona era inoperabile.
Del resto non potendo prevedere l’evoluzione dell’aumento volumetrico di
quella “diciamo” bomba ad orologeria, fui costretto da quel momento a ripetere periodicamente ogni 6 mesi
controlli di R.M.N. per stare tranquillo, sapendo che all’accrescimento della
massa non avrei potuto fare assolutamente niente.
La cosa divenne molto strana quando mi si
disse che per il mio caso la malformazione
fosse di tipo congenita, quindi mi vennero dei dubbi e pensai il “perché?”..
Molti anni prima infatti, e questa è la cosa
più strana, mi fu fatta una risonanza magnetica nucleare sempre al cervello per
un trauma avuto in un incidente domestico. Il risultato fu negativo, non si
riconobbe nessuna zona iperintenza
congenita .
Allora come mai ora mi si diceva e si
repertava il contrario? Mi fu male valutata nel passato? Ho i miei dubbi.
In genere per valutare l’esistenza di un
tumore la risonanza è il mezzo più efficace e nello stesso momento più
dettagliato nella medicina moderna.
Per valutare la posologia chimica invece
bisogna tarare i macchinari con sistemi che puntino all’infrarosso la zona
interessata, in questo modo per riflessione spettrometrica si riesce con
esattezza a rivelare di che natura sia l’indagine.
Questo ovviamente non mi è stato fatto, quindi
sapendo contare con le dita ho seri
dubbi che quello che abbia non sia in realtà un tumore come menzionato in
precedenza.
Del resto la zona, i disturbi da esso creato
e la non possibile estrazione mi fanno pensare che come me di persone ce ne sono
molte nel mondo, quindi?.
La paralisi del risveglio è una particolare
patologia che alcune persone hanno.
Nei casi normali quando una persona scivola
in un sonno pesante (REM), le sue
funzioni psicomotorie sono momentaneamente disinnescate.
Scientificamente si è dato un parere a questa situazione. Si pensa infatti che
sia la risposta del nostro corpo a non crearsi dei danni in una situazione di
rilassatezza e vulnerabilità.
Se dovessimo pensare ai sonnambuli, infatti, essi
hanno proprio questa caratteristica non disinnescante della psico-motorietà nel
sonno, cioè quella di muoversi in una fase profonda REM con la facile
possibilità di impattare contro pericoli in quel momento non avvertibili.
Nella paralisi notturna, invece, si ha un
risveglio progressivo proprio in questa fase profonda del sonno. Risultato: non
si ha la possibilità di muoversi completamente.
Secondo vari neurologi questo stato di
sub-coscienza durerebbe al massimo circa 30 sec.
Inoltre la paralisi compare anche in una
patologia rara che ancora oggi è in studio, quale la narcolessia.
La narcolessia ha quattro fattori principali
che ipotizzano la possibile concausa:
1)
Sonno improvviso e alquanto inopportuno in qualsiasi
momento della giornata.
2)
Attacchi di cataplessia per motivazioni varie: tipo
una grande emozione, ecc.
3)
Allucinazioni vivide che si verificano spesso.
4)
Paralisi del risveglio.
E ovvio che per appurare tale problema si
devono fare svariati test di latenza
multipla, prelievo di liquor celebrale per controllare la percentuale di alcune sostanze presenti nel nostro cervello,
ecc ecc .
Ritornando al discorso personale e giusto credere che la scienza può essere motivo di consulenza ben accetta, ma quando ci si è rivolti a svariati centri per consulenze serie su disturbi di questa entità e i pareri sono discordi o non chiari o meglio si è trattati come cavie da sperimentazione è giusto che i dubbi permangono con il risultato sul tempo perso e il motivo dell’imbarazzo personale.
Sì, è vero, la narcolessia può dare
allucinazioni vivissime, paralisi, ma nessuno mi ha ancora risposto a tante
domande impellenti quali:
1) Perché le mie paralisi durassero a volte
tante ore e non secondi.
2) Perché alla fine di esperienze di
abduzioni io avessi al mattino dopo segni a volte sul corpo
quali cicatrici tibiali ed altro.
3) Perché quando mi succedevano queste
maledettissime visite l’orario fosse sempre e magicamente le 3 del mattino.
E posso elencare svariate altre domande senza
però avere una risposta adeguata.
Io non pretendo di essere creduto anche perché sono il primo a volte a non credere alla mia esperienza per quanto assurda e fuori dal normale.
Ma se come me altre persone nel mondo sono
trattate in questo modo la verità spero e credo verrà a galla.
Può darsi che il tutto sia da attribuirsi ad
una patologia che forse tutte queste persone hanno, ma la cura esiste?.
Io mi metto alla disposizione di qualsiasi
persona voglia parlarne per avere conforto, voglia confrontarsi per avere
conferme, voglia discutere per avere notizie , ed altro.
Non ho più paura di sembrare un ragazzino in
preda alle insonnie notturne dopo un
film dell’orrore.
Non ho più paura di essere giudicato, per
questo scrivo e relaziono su tutto quello che ho passato in questi anni.
Ringrazio chiunque a avuto la pazienza di
leggere queste pagine di relazione.
Cordiali distinti.
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339-7396518